IMPIANTI

Monossido di Carbonio (CO)
E’ prodotto dalla combustione incompleta di materiali carboniosi. Praticamente ogni fiamma o sistema di combustione produce monossido di carbonio. E’ presente in concentrazioni variabili dal 3 al 7 nei gas di scarico dei motori a scoppio. E’ presente inoltre fra i prodotti della combustione della maggior parte dei gas usati per l’illuminazione e per il riscaldamento, ad eccezione in genere di quelli naturali. In caso di apparecchiature difettose, si può produrre CO anche dalla combustione incompleta di gas naturale. Sui danni da CO non abbiamo statistiche attendibili In Italia. Negli USA il CO è responsabile di circa 3500 morti /anno per cause accidentali o per suicidio. E’ un gas inodore, incolore, infiammabile, esplosivo in con aria compresa tra il 12 ed il 74 Il peso specifico di questo gas è leggermente superiore a quello dell’aria.

Tossicologia
Gli effetti tossici derivano dall’ipossia tissutale (mancanza di ossigeno a livello dei tessuti organici). E’ fortemente tossico infatti perché si combina con l’emoglobina del sangue costituendo un composto stabile che impedisce il ricambio dell’ossigeno necessario alla respirazione. Il legame del monossido di carbonio con l’emoglobina dà luogo alla carbossiemoglobina con un’affinità 210 volte maggiore di quella con l’ossigeno provocando un’anossia cellulare. Una volta cessata l’esposizione , il monossido di carbonio viene eliminato attraverso i polmoni con un’emivita di 4 -6 ore. L’emivita si abbassa a 40 – 80 minuti con l’ossigenoterapia al 100 ed a 15 – 30 minuti con l’ossigeno iperbarico. La gravità dei sintomi dell’ipossia dipende anche dal grado di attività fisica del soggetto, dalle richieste di ossigeno da parte dei tessuti e dalla concentrazione di emoglobina. In genere non si osserveranno sintomi di intossicazione a concentrazione di CO di 0,01 nell’aria inspirata poiché la saturazione di emoglobina non supera 1110 Una concentrazione di CO allo 0,05 in corso di attività fisica moderata produrrà una concentrazione ematica di carbossiemoglobina del 20 con segni di cefalea leggera e pulsante. Un grado di esposizione più prolungata o attività fisiche più impegnative causeranno saturazioni fra il 30 ed il 50 e si potranno manifestare cefalea, irritabilità, stato confusionale, disturbi visivi, stordimento, nausea e vomito. Dopo l’esposizione per un’ora a concentrazioni di 0,1 nell’aria inspirata il sangue conterrà il 50 80 di carbossiemoglobina che produrrà coma, convulsioni, insufficienza respiratoria e morte. L’inalazione di concentrazioni maggiori di CO satura l’emoglobina così rapidamente che la perdita della coscienza può avvenire improvvisamente e senza segni premonitori.Quando l’intossicazione è più graduale il soggetto può accusare una diminuita resistenza alla fatica, dispnea da sforzo o addirittura a riposo. I soggetti esposti al CO in modo subacuto o cronico possono manifestare disturbi di tipo influenzale: febbre, sudorazione eccessiva, a volte anche epatomegalia, lesioni cutanee, alterazioni di componenti ematiche, cardiologiche, renali, cerebrali, ecc…
Il segno più tipico di una grave intossicazione da CO è una colorazione caratteristica della cute e delle mucose dovuta al colore rosso brillante della carbossiemoglobina. Il trattamento dell’avvelenamento da CO richiede una ventilazione efficace, se necessario artificiale, purché in ambiente con alte concentrazioni di ossigeno ed in assenza di CO. Utile è anche la somministrazione di ossigeno puro che ha l’obiettivo di spiazzare il CO dall’emoglobina e per ridurre lipossia tissutale mediante l’ossigeno disciolto nel sangue. Per lo stesso motivo nelle intossicazioni gravi si adopera l’ossigeno iperbarico.
L’ossigeno va somministrato mediante mascherina strettamente aderente al viso finché i livelli del CO non scendono al disotto del 10 ed il quadro clinico non appare risolto.
Una ipossia tissutale troppo prolungata può causare la persistenza di sintomi neurologici come tremori, disturbi mentali, psicosi.

Per intossicati da ossido di carbonio:
• Agire prontamente: ogni minuto può essere fatale perché il cervello anche in tempi molto brevi può subire alterazioni irreversibili.
• Prolungare l’intervento anche per due o tre ore con operazioni di rianimazione sul luogo dell’infortunio e durante il trasporto in ospedale.
• Se l’infortunato è in luogo chiuso o in pozzetto, il soccorritore deve indossare la maschera antigas ed essere legato con corda di sicurezza.

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